Un impegno: imparare il giapponese

Ho spesso usato questo blog per impormi delle cose da fare, per imparare la disciplina. Spesso se si dichiarano i propri obiettivi pubblicamente, ci si sente obbligati a perseguire con forza questi obiettivi e a fare di tutto per raggiungere ciò che vogliamo. Un semplice blog post come questo può essere sufficiente per tracciare un segno, un punto di partenza dal quale far iniziare una cosa nuova.

Bene, è da secoli che dico che mi piacerebbe imparare il giapponese ma non mi ci sono mai messo di impegno. Ho scaricato una volta l’intero pacchetto di Rosetta Stone e nonostante sia ottimo, non ho mai trovato il momento giusto per iniziare. Oggi invece è il momento giusto ed ecco quindi il mio impegno ufficiale: da oggi ogni giorno, cascasse il mondo, farò una lezione di giapponese presa dal libro “Japanese in Mangaland” che mia mamma mi ha regalato quasi un anno fa, durante la sua visita a San Francisco. E’ stato il suo bellissimo regalo di nozze ed oggi mi sono riletto la sua dolcissima dedica.

Si inizia, quindi. Domani la prima lezione…e cercherò di aggiornare questo blog con i risultati di questo mio impegno!

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Perché adoro internet…

…perché dà voce alle persone che non hanno voce.

Public School 22 è una scuola elementare pubblica a Staten Island, una zona povera di New York. I bambini che frequentano questa scuola arrivano da famiglie con problemi economici particolarmente seri.

La Public School 22 ha un coro di bambini diretto da un maestro a dir poco eccezionale, Gregg Breinberg.

Gregg ha passione, amore per i bambini e per la musica. La scuola di coro è stata costituita nel 2000 da Gregg. Nel 2006 Gregg condivise su internet alcuni video dei suoi scolari mentre cantavano le canzoni nel coro. Da quel momento la sua scuola di coro e soprattutto i suoi bambini divennero un fenomeno irrefrenabile. I video postati su Youtube sono stati visti milioni di volte da utenti provenienti da tutto il mondo, i bambini sono stati invitati a cantare durante la trasmissione di Oprah, il personaggio televisivo più popolare d’America, sono andati a cantare dal Presidente Obama e hanno ricevuto ospiti celebri come Beyonce, Rihanna e Lady Gaga.

Grazie ad internet, Gregg è riuscito a rendere popolari i suoi bambini. Quei bambini che nei video cantano con così tanta passione e con movenze che fanno tenerezza, dei piccoli cantanti!

Gustatevi uno dei video del mitico PS22 Chorus!


 

Pubblicato in Internet | Lascia un commento

Perché adoro internet…

…perché dà voce alle persone che non hanno voce.

Public School 22 è una scuola elementare pubblica a Staten Island, una zona povera di New York. I bambini che frequentano questa scuola arrivano da famiglie con problemi economici particolarmente seri.

La Public School 22 ha un coro di bambini diretto da un maestro a dir poco eccezionale, Gregg Breinberg.

Gregg ha passione, amore per i bambini e per la musica. La scuola di coro è stata costituita nel 2000 da Gregg. Nel 2006 Gregg condivise su internet alcuni video dei suoi scolari mentre cantavano le canzoni nel coro. Da quel momento la sua scuola di coro e soprattutto i suoi bambini divennero un fenomeno irrefrenabile. I video postati su Youtube sono stati visti milioni di volte da utenti provenienti da tutto il mondo, i bambini sono stati invitati a cantare durante la trasmissione di Oprah, il personaggio televisivo più popolare d’America, sono andati a cantare dal Presidente Obama e hanno ricevuto ospiti celebri come Beyonce, Rihanna e Lady Gaga.

Grazie ad internet, Gregg è riuscito a rendere popolari i suoi bambini. Quei bambini che nei video cantano con così tanta passione e con movenze che fanno tenerezza, dei piccoli cantanti!

Gustatevi uno dei video del mitico PS22 Chorus!

Pubblicato in Internet | Lascia un commento

Hello, Ladybug!

Today I had a wonderful surprise. Everything began in the morning of a strange Saturday, when clouds full of rain were filling the usually blue sky of Santa Monica, in California. Together with my wife, we went to visit the local farmer market, a beautiful place where all local farmers gather together to sell their organic and super fresh vegetables and fruits.
As usual, we bought a lot of things, delicious peaches and nutrient vegetables.
As soon as we came back home, I started cooking for lunch and I took one of the romana salad that I just purchased from the market. Instead of cutting its leaves all together with a knife, I decided to start ripping one leaf after another, given that the salad was very big and I did not want to waste any of it.
Imagine my surprise when, ripping after ripping, I suddenly found on the salad a beautiful and colorful ladybug. In Italy they say that when you find a ladybug, luck will strike you. This time, I am sure big luck should strike me because of the special way I found out my new friend, the red and white dotted ladybug. I was to thankful because I decided to rip one leaf after the other. If I would have cut the salad as usual, I would have probably killed the poor ladybug and the same thing would have happened, should I have not decided to have a delicious salad just that day: the poor ladybug would have frozen in the fridge.
After discovering her, I stepped out of my house, I gently took it and put it over one of the leaves of the tree we have at our place. Before leaving for her new adventure, she turned over, she looked at me and she whispered “thank you, my friend”. I waved my hand and I came back home.
I wonder where my new friend is and I wish her a great life 🙂

Pubblicato in Life Stories | 1 commento

La comodissima ma scomoda Zipcar

Zipcar è una delle meraviglie americane. Se non possiedi una macchina ma vuoi guidare, se non hai voglia di comprarne una e vuoi evitare le rotture di scatole dei tagliandi, assicurazione, benzina, etc. allora Zipcar fa per te. Con un abbonamento da 50 dollari all’anno, ti viene fornita una card con la quale puoi aprire qualsiasi macchina Zipcar parcheggiata in uno dei tantissimi posti in giro per la città.
Quando abitavo a Berkeley usare la Zipcar era un piacere. Le Zipcar erano veramente ovunque, ce ne era una almeno ogni trecento metri e bastava prenotarne una online, anche solo per un’ora, passare la card sul vetro della macchina e via, in giro per le strade di San Francisco.
Quando mi sono spostato a Santa Monica davo per scontato che avrei trovato anche qui una marea di Zipcar ma mi sono dovuto ahimé scontrare con l’altissimo tasso di macchine per individuo che si riscontra a Los Angeles e dintorni. Forse per questo Zipcar ha pensato di mettere in giro le macchine con il contagocce in questa città. In sostanza, ogni volta che ora mi serve la Zipcar, devo prenotare quella a due passi dal campus di UCLA che si trova a Westwood. Il problema è che per arrivare fino a lì, devo prendere l’autobus e farmi un bel quarto d’ora di tragitto.
Durante il giorno il tempo del viaggio passa velocemente e gli autobus, che hanno la fermata sotto casa mia, passano ogni dieci minuti. La sera, però, quando si esce per farsi una pizza con gli amici (come oggi) e si arriva al ritorno al parcheggio Zipcar di Westwood, la voglia di aspettare l’autobus (che a quest’ora passa ogni mezz’ora) e il tragitto di quindici minuti diventano una condanna, soprattutto quando il sonno prende il sopravvento.
E’ comunque meglio la Zipcar del possedere una macchina, molto meno sbattimento. Speriamo però che Zipcar si decida presto a mettere qualche macchina anche a Santa Monica!

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Sono importanti i soldi?

Spesso penso all’importanza dei soldi e del successo professionale. In qualche modo le due cose sono legate o comunque di solito il successo professionale porta anche i soldi e viceversa. Ma quanto sono importanti i soldi nella vita di una persona, quale è il segno che alla fine lasciano, quando il percorso giunge al termine?
Ci ho pensato oggi mentre mangiavo un pezzo di formaggio gongorzola con il pane. Il motivo di questa riflessione è presto detto. Nella mia vita sono stato discretamente fortunato, non mi è mai mancato nulla e sono riuscito a togliermi diversi sfizi. Ho avuto anche modo di entrare in contatto con alcune cose tipicamente considerate di lusso, magari anche solo per una volta o per un giorno. Che cosa è che ricordo del mio passato, che cosa è che mi fa tornare alla mente dolci ricordi? Non è sicuramente la volta che sono stato a pranzo a Villa D’Este, non è quella volta che sono andato in giro con la Porsche o quell’altra volta che ho fatto una vacanza in uno spettacolare hotel di lusso. Niente di tutto ciò, niente legato a stretto filo con i soldi.
I momenti più dolci sono stati i pranzi dalla mia Nonna Etta, a mangiare una coscia di pollo che lei aveva cucinato, insieme ad un pezzetto di formaggio zola (ecco il motivo della remembrance Proustiana). Sono le giornate passate a giocare con mia sorella a calarci un cestino di vimini dal balcone della mia nonna Tina a quello della mia nonna Etta (abitavano una sopra all’altra), le volte che ho bevuto il caffè con il latte versato da una tazzina a forma di mucca, oggetto prezioso di mia nonna Tina, sono le risate fatte con i miei amici Luca e Livio, i pomeriggi passati con Marcello a guardarci i cartoni animati, le serate divertenti con i miei zii Sergio e Maurizio a prendere in giro tutto il parentato, il cassetto dei segreti della mia cugina Laura, i discorsi sulla musica insieme alla mia Zia Franca e al mio Zio Angelo, la visita al negozio di animali insieme a mio papà (che segretamente fece fare un segno sull’orecchio del Botolo, per ricordarsi di quale fosse stato il mio cucciolo preferito), la calza della Befana piena di cose stranissime, la fumettoteca in cantina, lo zabaione fatto dalla mamma di Marco quando mi fermavo da lui a dormire, le pizze e le mozzarelline mangiate con gusto insieme a Giallo Pinky, Massi e Ste, il primo bacio, il secondo innamoramento con l’ansia di raccontarlo a mia mamma, l’ultimo dolce innamoramento che mi ha portato a fare cose che non avevo mai fatto prima, le giornate a cantare a squarciagola le canzoni di Baglioni dalla musicassetta di Ale-oo di mia mamma, le mattine che stavo a casa da scuola e andavo con mia madre dal prestinaio. La lista di cose dolci è infinita e tutte sono
completamente separate dai soldi. Se dovessi fare un conto dei soldi che servirebbero per ricostruire quei momenti (per comprare un cestino di vimini, la mucchina del latte, un pacchetto di mozzarelle, etc.) direi che non si raggiungerebbero neanche i 100 euro.
Per questo motivo, forse, ha ragione chi dice che i soldi non fanno la felicità. Ciò non significa che i soldi non aiutino ad essere felice, ma piuttosto che si può essere felici senza soldi. Anzi, la felicità è spesso completamente slegata dai soldi.
Ciò vuol dire che nella mia vita i soldi non saranno importanti? Ciò significa che non ce la metterò tutta per fare tanti soldi? No, il mio obiettivo rimane quello di fare una montagna di soldi. Si potrebbe pensare che allora tutto quanto è stato scritto sopra non abbia alcun senso. Ma in effetti un senso ce l’ha. Il motivo è semplice, così come è semplice il concetto di vita e quello di morte. Sono innamorato della vita ma sono angosciato dalla morte. Non dalla mia morte, non ne ho paura e non ci penso più di tanto. Piuttosto della morte delle persone a me care. Ciò che odio della morte non è il fatto che sia collegata ad una fine, perché sono convinto che tutto continui. Piuttosto, odio della morte il fatto che di solito sia accompagnata da un lungo periodo di sofferenza e che questa sofferenza ha bisogno di soldi, di tanti soldi, per essere più morbida. Ecco, voglio accumulare più soldi possibili, per rendere morbida la sofferenza che inevitabilmente accompagnerà le persone a me care verso la fine di questo percorso. Ed è questo che mi fa rabbia, è qui che secondo me i governi non fanno abbastanza. Perché non è giusto che chi non abbia molti soldi sia destinato ad aggiungere sofferenza a sofferenza: l’incapacità di aiutare i propri cari nel momento di sofferenza. Dovrebbe essere un diritto di tutti, ogni figlio dovrebbe avere il diritto di accompagnare su una nuvola i propri genitori, senza vederli star male, senza poter dare loro le cure che si meriterebbero. E’ inutile sperare in un cambiamento. Forse è meglio mettercela tutta affinché quel momento possa essere gestito al meglio. Se nessuno mi dà la nuvola che mi servirà per accompagnare chi dico io, allora quella nuvola me la comprerò!

Pubblicato in Life Stories | 1 commento

Le stranezze degli USA – Parte 2

E’ da un sacco di tempo che non scrivo un post su questo blog ed ho pensato bene di rinnovarne il contenuto, aggiungendo un post relativo alle mille stranezze che incontro negli Stati Uniti.

Il post precedente era stato scritto quando mi trovavo negli States da pochissimi mesi e quando non avevo idea di come sarebbero stati i mesi successivi. Tante cose sono successe, troppe per essere raccontate in questo blog, ma sono sempre qui negli States e mi piace sempre di più.

Non nascondo, però, come questo paese abbia veramente tante piccole stranezze. Non sto parlando delle mille complessità o delle contraddizioni che spesso si leggono sui giornali, quanto di stranezze della vita di tutti i giorni, particolarità che saltano all’occhio improvvisamente e che lasciano attoniti.

Una delle ultime stranezze è relativa alla “bici a due”. E’ venuto recentemente a trovarmi un carissimo amico dall’Italia. Abbiamo approfittato dello splendido clima che c’è qui e ci siamo fatti due giorni pieni di mare, ad andare in giro per il lungomare, da una parte all’altra. Avendo solo una bicicletta a disposizione, siamo andati tutti e due sulla stessa bici, un po’ come si faceva quando si era piccoli. A turno io stavo sulla canna e lui pedalava, per poi darci il cambio.

Ebbene, siamo rimasti stupefatti dalla reazione degli americani a questa “stranezza” di vedere due persone sulla stessa bicicletta. I più sorridevano quando ci incontravano e molti addirittura scoppiavano a ridere, come se avessero visto un fenomeno circense o una attrazione indimenticabile. Ridevano talmente tanto, che noi stessi ridevamo per reazione (e per poco non ci siamo spaccati l’osso del collo per via di una caduta dovuta al troppo ridere). Le facce dei passanti erano incredibili. Si chiamavano tra di loro, per dirsi “ehi, guarda lì che roba”. E noi rimanevamo attoniti e colpiti da questo stupore che loro dimostravano nel vedere qualche cosa che per noi è assolutamente normale.

E sia chiaro, non è che gli americani vanno in giro con biciclette normali. Avrebbero di che stupirsi per il modo in cui se ne vanno in bici: persone che trainano tavole da surf, strani incroci tra bici e macchine a pedali, altri che caricano la bici con stereo improponibili, etc.

Eppure, basta andare in due in bici per scatenare una generale reazione di ilarità e di divertimento. Che dire, se basta così poco per regalare un sorriso alle persone, allora trovo qualche altro amico con cui andare in giro in bici tutti i giorni 🙂

Pubblicato in Living in the US | 4 commenti